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Full text of "L'oro non compra amore : dramma buffa per musica in due atti, da rappresentarsi nel Teatro da S. Agostino, pel carnovale dell'anno 1816"

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L'  ORO 
NON  COMPRA  AMORE 

OPERA  BUFFA  PER  MUSICA 

IN    DUE  ATTI 
DA  RAPPRESENTARSI 

NEL  TEATRO  DA  S.  AGOSTINO 

PEL  CARNOVALE  DELL^ANNO   1 8 1 6. 


GENOVA, 
Stamperia  Pagano, 
Piazza  nuova  N.°  43* 


3 

PERSONAGGI. 
ALBERTO  Barone  di  Mosca  biaaca 

Sig,  Luigi  Campitelli. 
PASQUALE  Conladino  Padre  di 

Sig.  Domenico  Patriozzi. 
LISETTA,  e  di 

Signora  Adelaide  Malanotti. 
CECCHINO 

Sig*  Gerolamo  Micheli. 
GIORGIO  Contadino  promesso  Sposo  a  Lisetta 

Sig.  Giuseppe  Ambrogetti. 
CARLOTTA   Contadina  innamorata  di  Giorgio 
e  promessa  Sposa  a  Cecchino 

Signora  Rosa  Andra. 
DORINA  altra  Figlia  di  Pasquale 

Signora  Cattarina  Righi  Pozzesi. 
DON  CASALICCHIO  Maestro  di  Scuola  del  Vil- 
laggio 

Sig.  Pietro  V asoli. 

Corp  di  Villani. 

La  Musica  è  del  Sig.  Maestro  di  Cappella 
Marco  Portogallo. 

Nelle  sere  che  la  Sig/*"  Malanotti  potesse  esser 
indi^sta,  eseguirà  la  sua  parte  la  Sig/*  An^ 
gioia  Micheli* 


4 

MUTAZIONI  DELLE  SGENE. 


ATTO  PRIMO. 

Cortile. 
Campagna. 
Camera  rustica. 
Curlile  j  come  sopra. 

ATTO  SECONDO. 

Camera  rustica ,  come  nelFAtto  primo. 

Galleria. 

Sala  reggia. 

Campagna ,  come  nelP  Atto  primo. 

Le  Scene  dell'  Opera  sono  disegnate  e  dipinte 
dal  Sig.  Gio:  Batta  Celle. 

Quelle  del  Ballo  sono  dMnvenzione  e  disegno 
del  Sig.  Michele  Canzìo. 

Direttore  del  Palco  Scenico  e  Macchinista  ,  il 
Sig.  Gio:  Batta  Tagliafico. 

Il  Vestiario  di  ricca  e  vaga  invenzione  del  Sig. 
Carlo  Songia  ^  Milanese. 


5 

I  Balli  saranno  composti  e  direni 
dal  Sig.  Giovanni  Galzerani. 

Ballo  serio  Pantomimo  in  cinque  Atti^ 

ACKMET 

SOFFI'  DI  PERSIA. 


Primi  Ballerini  serj  assoluti  y 

Signor  Antonio  Cortesi ,       Signora  Giuseppa  Cortesi* 

Primi  Ballerini  per  le  parti , 
Sig.  Giov.  Gaizerani  sudd.*^    Sig.  Gaspare  Cenni. 

Primi  Grotteschi  a  perfetta  vicenda  , 

Sigg.  Gaetano  Ma|^uccì,  Maria  Fabris  ,  Antonio  Adami  ^ 
Lucietta  Marcassi  j  Giovanni  Fabris. 

Con  N.*'  20  Ballerini  di  Concerto. 
Primi  Ballerini  di  mezzo  carattere  y 

Signor  Domenico  Giura  ,      Signora  Gaetana  Galzerani. 

Con       Sa  Figurami. 


i 


1 


ATTO  PRIMO. 

SCENA  PRIMA. 

Conile  rustico  ,  dirimpetto  Rastello  ,  che  porla 
alPOrto  ed  al  Boschetto;  alla  sinistra  portone 
che  conduce  a  detto  Cortile,  alla  dritta  porta 
che  conduce  all' interno  delia  Casa,  ecc. 

Quattro  Tavole,  Formaggio ,  Grattatola  ,  palo  per 
far  la  pasta  5  ed  un  mortaro  per  pestare  le  pol- 
pette. 

Pasquale^  Carlotta^  Dorina^  Cecchino  e  Vii- 
lani  ^  indi  Casalicchio  Maestro^  ed  in  ultimo 
Alberto  con  seguito  di  Cacciatori. 

Pas*     Su  da  bravi ,  con  coraggio 

State  atteati  alla  Cucina 

Grattugiando  io  vò  il  Formaggio, 

Spenna  tu  qtièlla  Gallinai. 

Pesta  bene  le  Polpetta  , 

Via  ,  lu  fa  le  lasàgnétte , 

Per  la  pancia  allegramente 
!  Fatichiamo  colme  va. 

Rattàplan  ,  pian ,  piati  ,  piatì. 
Coro    Rattaplan,  piatì  >  pkti  y  pian. 


8  ^ 

Cas.     Sanità  ,  buon  giorno  e  pace 5 
Cari  miei  ,  cosi  mi  piace  , 
?vù  5  non  voglio  complimenti. 
Seguitate  a  travagliar. 

Tutti,   Rattaplan.  ' 

Cas.     Come  è  grassa  sta  Gallina  ? 

Oh  che  pasta  soprafina  5 
Che  polpette  clelicafe  , 
Nò  di  megh'o  non  si  dà.  ^ 
Fare  presto  che  il  Barone 
Già  ritorna  dalla  Caccia. 
\ogIia  il  Cielo  che  gli  piaccia 
Questo  nostro  desinar. 

Tutti    Tutto  è  pronto  ,  tutto  è  lesto 

Quando  arriva  ,  in  un  momento  , 
]Noi  faremo  come  il  vento 
Sua  Eccellenza  a  contentar. 

Gas.      Questo  è  il  segno  , 
Che  fortuna  ! 

Coro    Su,  compagni,  all'*  erta  state, 
E'  il  Baron  che  fa  ritorno  , 
In  si  amabile  soggiorno 
Tra  di  voi  lieto  sarà. 

Tutti   Sua  Eccellenza  di  presenza 

Gran  le  onor  per  noi  sarà  5 

Alb,     Buona  gente,  vi  saluto. 

Sono  grato  al  \  ostro  affetto  / 
Se  un  bel  cor  serbate  in  petto  , 
Ah!  respiro  in  mezzo  a  voi, 
Aure  liete  di  piacer. 


Alb.  e  Cas»  Viva ,  viva  Sua  Eccellenza  , 
Viva  ognor  la  sua  bontà  , 
Che  prolegge  rinnocenza  y 
Che  difende  1'  onesta. 
Oh!  che  gioja  ,  che  contento  5 
Oh!  che  amabile  momento. 
Canteremo  5  suoneremo , 
Ed  allegri  si  starà. 

Cas*     Viva,  viva  sua  Eccellenza, 
Viva  ognor  la  sua  bontà, 
Che  protegge  P innocenza. 
Che  difende  T  onestà. 
Ma  la  pancia  è  tutta  vento  , 
Se  non  mangio  nel  momento , 
Un  gran  chiasso ,  un  gran  fracassò 
appratito  a  star  mi  fa. 

Alb.     La  Campagna  in  ogni  lato, 

Tutto  è  bello ,  lutto  è  grato  , 
Qual  conlento  al  cor  mi  sento 
Nella  mia  felicità. 

Cas*  Inchiniamoci  tulli  fino  a  terra  , 

Si  tratta  del  Barone,  che  buon  Signore! 
Eccellenza  ,  Padrone  ,  a'  piedi  suoi 
Si  umilia  Casalicchio. 

Alh.  Maestro  di  scuola ,  addio. 

Cas*  Fatevi  avanti  ,  presio  5 
Ei  vi  farà  del  bene  5 

Pas.  Eccellenza  .... 

Car.  Ah  !  Eccellenza. 

Dor.  Ben  venga.  . 

'      a  2 


IO 

Car.  Ben  trovata. 

Cec,  La  sua  mano 

Pas.  Anzi  il  leoibo  della  veste. 

Alò.  Oh  ,  che  gente  da  ben«  ,  che  son  queste  ! 

Dov'è  ,  dov'  è  Lisetta  ? 

Si  nasconde  al  mio  arrivo  ? 
Pas.  Oh  \  aò  Signore  , 

Sapendo  che  giuagea  vostra  Eccellenza  ^ 

E  che  facea  l'onore  di  pranzare 

In  questa  Gasa  rustica  , 

Lisetta  la  mia  figlia  se  ne  è  andata  ^ 

A  corre  per  il  pranzo  1'  insalata. 
^/&.  Arriverà  fra  poco  ,  non  è  vero  ? 
Pas  A  momenti  verrà  ,  e  noi  frattanto 

Solleciti  anderemo 

11  tuUo  a  preparar,  ci  dia  licenza  ! 
Alb.  Andar  potete  :  oh  cari  I 
Tutti  Tosto  audiamo  a  servir  vostra  Eccellenza. 

(partono, 

S  C  E  N  A  IL 
Alberto  e  Casalicchio. 

Alb.  (Costui  mi  pare  al  caso, 

Conosco  il  suo  carattere  d'  ipocrita  ^ 
Con  qualche  stratagemma 
Tutto  farà.  )  Malestro. 

Cas.  Che  comanda? 

Alb.  Sappi  che  qui  ne  venni  di  proposito 
A  conquistar  Lisetta. 


11 

Cas,  Ebben  ? 

Aib.  Ebben  in  fretta 

Tu  la  devi  tirar  all'amor  mio. 
Cas,  Uh  !  che  sento  ,  Eccellenza! 
Alb.  Oh  !  bagattelle. 
Cas,  Che  gran  mormorazione 

Saria  per  il  paese  ! 
Alb.  Tutto  andera  in  segreto. 
Cas.  Sedurre  una  ragazza  , 

Tradire  l'onestà!  oh  ciel ,  che  ascolto! 
Alb,  Io  li  proleggerò,  non  dubitare. 
Cas.  La  mia  riputazione ,  oh  qual  infamia  ! 
Alb,  Ma  però  questa  borsa  .... 
Cas*  Eh  .  .  .  ma  ...  Se  ...  . 
Alb.  Tutta ,  amico  , 

Tutta  è  per  te^  sù  prendi. 
Cas.  Eh  via  .... 

Oh  ,  oh  5  Eccellenza  ! 
Alb,,  Il  lutto  comprendesti  ? 
Cas*  Oh!  lasci  fare  a  me,  céro  Eccellenza, 

Il  tutto  saprò  fare  con  prudenza.  viano* 

s  e  E  N  A   H  I. 

Luogo  di  Campagna. 

Lisetta  e  Giorgio^  Pana  con  canestrino  Insa-* 

lata^  V  altro  di  frutti ^  contrastando  fra  loro. 
Lis.    Dammi  i  frutti. 
Gior.  L' insalata. 
Lis.    Nò,  non  voglio. 


12 

Cr/o/*.  Nò  ,  non  cedo. 
Lìs,    Ah  !  testardo, 
Qior,  Già  li  vedo. 
Lis*    Insolente  ! 
Gioi\  Non  fai  niente. 
Lis»  Crepa. 
Gior.  Schiatta. 
Lis,    Sei  sciocco. 
Gior.  Matta. 

[    Non  la  \inci  per  mia  fé. 
ì     Non  ti  lascio  per  mia  fè. 
Lis,    Se  tu  prima  non  ini  dai 
Delle  fruita,  Giorgio  mio, 
L' insalata  ,  non  vogl'  io  , 
Nò ,  non  voglio  dare  a  te. 
Gior.    Non  mi  fuggi  5  non  mi  scappi , 
Lisa  mia  ,  Lisa  diletta  ^ 
Che  sii  tu  pur  benedetta  , 
Un  tantino  danne  a  me. 
Lis^      Un  tanti n  !  ah  !  sì  furbetto 
Un  tantin  te  ne  darò. 
Ah  !  nò  nò  te  V  ho  già  detto 
Le  tue  frutta  io  prima  vò. 
Gior.    Le  mie  frutta  ,  ma  cospetto  ! 

Perchè  prima ,  io  non  lo  so. 
Via  su  5  dammi  il  fazzoletto 
Che  due  frutta  ti  darò. 
Giorgio  mia,  mi  pare  poco. 
G/ar.  Mia  Lisetta;  non  è  poco. 
Lis.  Malizi  oso. 


i3 

d'or.  Trislarella  , 

Pur  ti  voglio  contentar. 
Lis.      1  Via  sù  prendi  5  e  dammi  intanto, 
Gior*    l  Prendi  pur,  prendila  tutta. 

Non  vi  è  più  da  contrastar. 
Ah!  che  amore  è  un  dolce  incanto 
Che  scherzando  ,  martellando  9 
Con  diletto  infiamma  il  petto  , 
E  contenti  ci  fa  star. 
Gior.  Cara  Lisetta  mia  ,  sai  che  a  Pasquale , 
Oh  !  che  notizia  bella  .... 
Sai  che  a  Pasquale,  al  caro  padre  tuo 
Ti  ho  chiesta  per  isposa, 
Zz5.  Ebben,  che  disse? 
Gion  Ei  mi  disse  di  si. 
Z/j.  Respiro  alfin  ,  ma  dimmi  5  questo  di 

Quando  verrà. 
Gior.  Fra  un  mese 

Il  tutto  sarà  fatto  ,  ed  io  la  mano 
Di  sposo  a  le  darò  ,  «  tu  la  tua  , 
Lisetta  ,  a  me  darai  5  non  è  vero  ? 
Lis.      J  L'istesso  giuro  anch'io, 
a  2.      l  Nò  che  piacer  non  v  è  maggior  del  mio. 

(  per  andare^ 

SCENA  IV. 

Alberto  e  detti  ^  indi  Pasquale  \  poi  Casalicchio. 

Alb,  Ah  !  Lisetta,  Lisetta 
Lis.  Eccellenza  ,  Signore. 


^4 

GiorA  piedi  suol  Eccellenza. 
Alò  Oh  quanto  aveva 

Piacere  di  vederli  ! 
Lis*  Lisetta  serva  vostra 

Grazie  .  grazie  vi  rende. 
j41b  km?ih\\e  tu  sei! 
G/or-CCome  s'intende?) 
Pfl^.  Presto  Lisetta,  Giorgio 

Li  fruiti  ,  V  Insalata  , 

Che  la  tavola  è  quasi  preparata. 
G/or. Non  tardiamo  Lisetta. 
Alb.lSò  non  partir  ;  un' altro  poco  aspetta 

Dal  tempo  in  cui  li  vidi  P  altra  volta 

Come  sei  divenuta 

Più  graziosa ,  più  bella  ! 
Lis.  Che  mi  dice,  Eccellenza  ?  Io  non  son  quella, 
G/or. (  Pasquale ,  che  ti  pare,  io  non  vorrei;.  .  . 
Pas.(\\  Barone?  Che  sei  malto? 

Nelle  parole  sue 

Non  c^ entra  la  malizia.) 
Gibr.(Ah  !  va  ben  .  )       Alb*  Mi  consola 

Aver  nel  feudo  una  gentil  Ragazza, 

Come  appunto  sei  tu. 
Lis.  Troppi  favori. 
G/or.(Pasqu?Je ,  che  ne  dici?). 
Pas.  (Non  c'entra  la  malizia  , 

E  tutto  per  bontà  ,  per  amicizia.  ) 
G/or.(Ah  ,  ah  ,  va  bene.) 
Cas.  Signore  ,  i  Cacciatori 

Fan  lite  fra  di  loro,  ognun  pretende 


i5 

Aver  la  miglior  parie ,  onde  Eccellenza 
E'  necessaria  la  vostra  presenza, 
^tò.  Gli  aggiusterò  ben' io. 

Torno  fra  poco  a  voi  ,  miei  cari  ad'^io. 

(v^/a  con  Casalicckio* 

SCENA  V. 

Lisetta  9  Giorgio  ,  e  Pasquale. 

GiorSenti  Lisetta  un  consiglio  sano  ; 

Da  Marchesi,  e  Baroni  sta  lontano. 
Pa5. Che  stai  pensando  mai? 

Lisetta  dopo  un  mese  è  moglie  tua. 
Lis,  Che  gioja. 
Gzor.Che  allegria! 
Pas.Vìù.  tempo  non  perdiamo 

Il  tuUo  ad. allestir,  andiamo ,  andiamo.  (Vm 

SCENA   V  L 

Lisetta ,  indi  Alberto. 

Lis.  Io  non  credea  sì  presto 
D'  essere  consolata 

In  quanto  all' amor  mio.  Ecco  che  Giorgio 

Alla  fin  dopo  un  mese 

Mi  sposerà  ,  ma  Giorgio  è  poverello 

E  povera  son  io.  Chi  mai  fra  queste 

Si  sterili  Campagne 


i6 

Mitigherà  V  eccesso 

Delle  nostre  miserie! 
Alb.  io  stesso ,  io  slesso 

Signor  di  queste  terre 

Posso  giovarti  assai,  è  molto  tempo 

Che  bramo  di  soccorrerti ,  e  che  voglio 

La  tua  felicità. 
ZjÌs,  Che  intendo  ! 
^Ib,  Il  guardo 

Deh  volgi  a  me. 
Lis*  Non  ho  coraggio.  Giorgio 

Mi  disse  ,  che  lontaa  sempre  stia 

Da  Marchesi  ,  e  Baroni. 
jéìh/Ex  perché  mai? 
Lis,  Perchè  troppo  diverso 

Dal  nostro  è  il  loro  cor  : 
Alb,  Ah  se  sapessi 

Cara,  in  questo  mio  cor  cosa  v'è  scritto! 
Lis*  Cosa  ci  è  scritto  ? 
Aìb.  A  lettere  si  fatte. 

Vi  si  legge  :  Lisetta  abita  qui. 
Lis.  Quanto  è  grazioso!  E  come? 

Fors'  è  una  cast  il  vostro  cor  ? 
Alb,  Sicuro. 

Vi  è  la  Sala ,  la  Carcera     udienza  , 

La  stanza  da  dormire. 
Lis,  Eh  via  burlate 
^/i.  Davvero  si  davvero. 
Lis.  E  ehi  credea 

Che  dentro  al  cpr  ci  aveste 


Una  casa  si  grande. 
Alb.  Sì  casa  Baronale 
Lis.  Ed  è  tutta  per  me? 
^/è.  Tutta  ,  o  Lisetta, 

Tutta  per  te,  senza  pagar  pigione, 

E  se  r  osserverai 

A  parte ,  a  parte  con  attente  ciglia 
Ti  sembrerà  V  ottava  meraviglia. 
Padrona  di  quest^alma 
Lisetta  mia  sarai , 
Que'  tuoi  vezzosi  rai 
Mi  stanno  a  saettar. 
Mio  bene  a  te  vicino 
Ardo  di  fè  d'amore 
Mi  balza  in  petto  il  core^ 
Mi  sento  giubilar.  (^via> 

SCENA  vn. 

Lisetta  sola, 

E  Giorgio  mi  dicea 

Che  di  certi  Signori 

Il  core  è  piccolino,  piccolino. 

Ah!  l'hanno  grande,  e  Giorgio  è  un  babbuino. 


i8 

5  C  E  N  A  Vili. 

Casolicchio  soIq. 

A  pranza  ora  il  Barone 

Eì  fetnroi  consegnare 

Una  borsa  a  Dorina  piena  d'  oro  5 

L'altra  a  Carlotta,  appunto  per  tirare 

Lisetta  all'amor  suo  5  ma  siccome 

Prima  caritas  incipit  ab  ego 

Ho  castrate  le  borse  5  e  non  lo  nego* 

S  G  E  N  A  IX 

Lisett/i  ^  Alberto  9  indi  Giorgio» 

Lis.  Io  non  comprendo  affatto  : 

Dorina  in  questMstante  mi  ha  mostrato 

Piena  d^^oio  una  borsa 

E  un'altra  ancor  Carlotta 

Che  lor  diede  il  Padrone, 

Ed  io  a  mani  vote,  ed  a  me  niente 

O  questo  poi  mi  spiace  certamente. 

Ecco  appunto ,  eh'  èi  viene 

Voglio  fingermi  trista , 

Pensierosa  ,  abbattuta  ,  onde  impegnarlo 

A  soccorrermi  tosto. 
Alb,  Oh  mia  Lisetta , 

Splendor  di  Mosca  bianca , 

Luce  degli  occhi  miei , 


^9 

Delizia  del  mìo  core  , 

Più  candida  di  un  giglio 

Più  fresca  d'una  ros^  , 

Più  bella  della  luna. 

Più  lucente  delP  astro 

Apporlator  del  giorno  9 

Scusami  se  io  si  presto  a  te  ritorno. 
Lis,  Che  intendo  !  queste  ciancia 

Sono  forse  i  regali 

Ch'egli  destina  a  me? 
AlbvTix  non  rispondi? 
Lis,  Ah  mio  Signor. . . . 
Alb.Che  mi  \uoi  dire? 
Lis.  Oh  Cielo  ! 
Alb.MsL  tu  sospiri? 
Lis.  E  come 

Non  deggio  sospirar?  troppo  infelice, 

O  signore  è  lo  stato,,  in  cui  mi  trovo. 
Alb,  Ed  io  non  posso  forse 

Sul  momento  cangiarlo  :  esponi,  o  bella 

Esponi  ogni  tua  cura 

Ed  ogni  tuo  bisogno,  esserti  io  voglio 

Protettore  consigliera  amante,  e  amico. 
Lis.  Dunque  lo  stalo  mio  schietta  io  \i  dico. 
Tutte  a  voi  le  mie  miserie 

Dì  mostrar  non  mi  vergogno  9 
E^  pur  grande  il  mio  bisogno  j 
Che  da  vivere  non  ho. 
Alb.     Lisetta  amabile 
Questo  .denaro 


20 

Prendilo  5  prendilo 

Tutto  per  te. 
Lis.      Oh!  come  siete 

Grazioso  ,  e  caro! 

Quante  monete 

Tutte  per  me. 
Alb.     Tutte  per  te  , 

La  mano  porgimi 
amore  in  pegno. 
Lis.      Ecco  Servitevi 

Ve  la  consegno. 
Alb.     Oh  che  contento. 
Lis»     In  cor  mi  sento 

Più  dolce  giubilo 

Per  me  non  v'  è. 
Gian    Còsa  vedo?  me  meschino! 

Il  Baron  con  la  mia  bella 

Ah  !  Briccona  ,  frasconcella 

Io  ti  voglio  accomodar. 

•Eccellenza  seguitate 

Io  gih  credo  ,  che  Io  fate 

Per  bontà  ,  per  amicizia  ; 

Qui  non  c^  entra  la  malizia , 

Nò  ,  non  c'entra  signor  nò. 
Alb,     Giorgio  caro  tu  cos'  hai  ? 
Lis.      Ah  prevedo  qui  de'  guai  , 
Gior»    Non  ho  nulla  ;  sol  la  testa 

Mi  comincia  un  pò  o  pesar. 

Male  io  sto  ne^  fatti  miei , 

Va  crescendo  il  mìo  sospetto. 


21 

Come  balte  un  martelleUo 

Il  mio  cor  battendo  va, 
Lis.      Male  sta  ne^  fatti  suoi , 

Poverino  sta  in  sospetto  ; 

Si ,  va  ben  ,  ma  nel  mio  petto 

Giorgio  mio  sempre;  mi  stà. 
jilb.     Male  sta  ne^  fatti  suoi 

Il  villano  sta  in  sospetto  , 

Seguitar  vò  per  dispetto  5 

Vò  veder  se  creperà. 
a  3.     Tutto  avrai  mio  bel  visino 

La  ceiosia  rode 
^  mi 

La  rabbia  lo  divora  , 

Questo  mancava  ancora 

Per  farmi  delirar.  (jélb.  via. 

S  C  E  N  A  X- 

Detti  ^  poi  Carlotta^  Cecchino^  e  Dorina^ 
poi  Alberto. 


Lis.  Ma  cos'  hai  caro  Giorgio 

Alfin  dalla  miseria,  e  dagli  stenti 
Noi  potrem  respirar,  vedi  quant' oro 
Il  Baron  ci  donò. 

G/or.(Fremo  di  rabbia.) 

Lis.  Se  bai  qualche  smania  al  seno^ 

Questo  dolce  boccon  i'  accheti  almeno. 

G/on Vattene  ,  sfàccialeUa 


*  22 

Che  gridi?  e  che  ti  ho  fatto? 
G/or .Un' indegna  tu  sei. 
Lis>  Tu  sei  un  oiatlo. 
Cec.  Che  grida  son  queste  ? 
Dor.  Sorella  cosa  fu  ? 
Car,  G\ovi^\o  che  avvenne  ? 
G/or.  Per  fida! 
Lis»  Ingrato! 
C^c.Ma  per  qual  motivo 

In  collera  voi  siete  ? 
Gior,Oà\  Cecchino. 

Qui  in  presenza  di  tutti ,  ad  alta  voce 

Nel  luogo  stesso  in  cui 

Giurai  fede  di  sposo 

L'airr'anno  a  tua  sorella, 

Or  la  rinunzio,  ed  anzi  la  rigetto. 

Qjer  andare  ^  e  Cec.  lo  tiene 
Car.  Animalaccio.  Dor»  (Oh  caro) 
Lis*  Oh  maledetto  ! 
Cec.  Dove  vai?  la  cagiona 

Almen  saper  vorrei. 
Gior. \j  ono  le  lo  dirà,  che  ha  in  man  colei,  (yia 
Cec.  Oro?  Chi  le  lo  diè?  Nulla  comprendo , 
Lis.  Ed  io  de'  fatti  tni^i  ragion  non  rendo,  (yia 
Cec.  Son  pazzi  tulli  e  due  ,  ma  tu  frattanto 

Questi  Zoccoli  accetta ,  o  mia  Carlotta  , 

lo  li  comprai  poc'  anzi  alla  Città. 
Car.  Nò  ,  non  li  voglio,  anch^  io 

Ho  un  poco  d'  oro  al  par  di  tua  sorella 

E  de'  Zoccoli  tuoi  non  ho  bisogno.  (yia 


23 

Cec,  Ovo  anch'essa?  che  fu?  son  desto,  o  sogno? 
JDor.  Nò  tu  non  sogni  ,  e  anch'  io 

Sò  comprarmi  con  questo  una  gonnella 
Più  leggiadra,  e  più  bèlla.  (yia. 
Cec.  Lisetta  oro,  oro  Carlotta,  e  ancora 
Oro  Dorina!  Oh  qual  sospetto  mai! 
Il  Barone  coli'  oro  forse  tenta 
Sedur  le  Villanelle, 
E  rapirci  le  spose ,  e  le  sorelle. 
Fremo  di  rabbia  ,  e  sdegno 
Vendetta,  sì  vendetta,  oh  se  potessi 
Il  Barone  trovar  da  solo  ,  a  solo 
Vorrei  con  questa  mano  . . .  - 
jiìh,^  che  vorresti  far  ?  dimmi  Villano? 
Cec.     Vorrei  con  questa  niàno 

Prender  quell'altra  a  voi  ^ 
Baciarla,  e  meco  poi 
Goder  d'un  tanto  onor. 
Chi  sa  se  non  ha  inteso , 
Che  veiidicìirmi  io  voglio  j 
In  si  fatale  imbroglio 
Mi  batte  in  seno  il  cor. 
Signor,  ma  quelle  ciglia 
Son  torbide  ,  increspate. 
(Mi  getta  cèrte  occhiale 
Che  m'empie  di  lerror. 
Del  mondo  la  gran  massima 
Io  Voglio  segilitàr 


^4 

Cohvìene  ai  poveri  uomini 

Tacere  e  tollerar. 
udlbAo  \e§go  che  a  costui 

Qualche  mosca  saltò  certò  sul  naso. 
Sebbene  con  malizia 
Tutto  dissimulò. 

SCENA  XI. 

Lisetta  5  indi  Casalicchìo  e  detto, 

Lis.  Signor  giustizia  : 
Alb.  Giustizia  ?  contro  chi  ? 
Lis.  Contro  un  -villano 

Che  mi  ha  tradita. 
Alb,  Contro  Giorgio  ? 
Lis.  Appunto  5  contro  Giorgio. 
Alb,  (Incomincia 

Amore  a  favorire  i  miei  disegni) 
Voglio  chea  lui  s'insegni 

Il  suo  dovere. 
Alb,  Il  suo  dovere  a  lui 

S'insegnerà  non  dubitare. 
Lis*  Voglio 

Che  tosto  abbia  la  pena 

Che  gli  è  dovuta. 
Alb.Yi^W  V  avrà  tei  giuro. 
Lis»  Voglio  che  in  questo  giorno 

Si  in  questo  giorno  islessò , 

Quel  perfido  j  quel  furbo  >  quell' ardito  ». . 


25 

Alb.  Sia  carceralo? 

Lis,  Oibò  sia  mio  marito. 

Alb.Cìi^.  vuoi?  che  dici? 

Lis,  E'  chiaro  ,  non  1^  ho  detto  ? 

Vogh'o  che  in  questo  giorno 

Giorgio  sia  mio  marito  a  suo  dispetto. 
Alb,  Kò  ,  nò  ,  cara  Lisetta 

Invece  d'un  castigo 

Un  premio  gli  daresti  :  s'  ei  t"*  offese , 

Seguita  a  far  ,  mia  vita , 

Quello,  ohe  più  gli  spiace,  e  più  lo  irrita. 
Lis,  E'  vero  è  ver,  dunque  per  fargli  rabbia 

Seguiterò  da  voi 

A  ricever  monete  5 

Un'altra  borsa  avreste? 
Alb,  Eccola  5  prendi. 
Lis,  Un"*  altra. 
Alb,  Sì  y  opportuno 

Qui  viene  Casal icchio. 

Dammi  la  borsa  tua.  (a  Cai, 

Cas,  Signor ,  che  borsa  mai  ? 
Alb,  La  borsa  ,  che  a  te  diedi. 
Lis,  Si ,  la  borsa. 

Cas.  Sappia  .  .  .  (Che  colpo  è  questo?) 

Sappia  ^  che  qualche  somma 

Per  carila  ho  già  dato  ... 
Alb,  Nò  j  non  importa ,  nò ,  maestro  amalo. 
Cas,  Si  ricordi  5  Eccellenza.  . .  . 
Alb,  A\iv2(  le  ne  darò;  abbi  pazienza.  Cas* parte. 

Eccoti ,  questa  ancora 


26 

D'  un  vero  affetto  in  segno  9 

Bellissima  Lisetta  ,  io  ti  consegno. 
Lis,  Datemi  quanto  avete , 

Per  far  dispetto  a  Giorgio  lutto  accettOé 
Alò.  Tutto  per  vendicarti  ! 

Dunque  dovresti  in  questo  giorno  ìstesso 

Venire  a  star  con  me. 
Lìs,  Voi  disponete  pur  di  me ,  signore. 
A/b.  Così  potrai  con  nvé  viver  felice. 

Abiti  y  gemme  ed  oro 

Avere  a  tuo  talento. 
Lis.  Oh  che  gusto  !  oh  che  guslo| 
danze  ed  a  teatri 

Comparire  fastosa  , 

Vaga  da  capo  a  pie. 
Lis,  Che  bella  cosa  ! 
Alb,  A  servi ,  a  serve  ,  a  paggi 

Comandare  a  bacchetta. 
Lis,  Basta  5  basta  con  voi  verrà  Lisetta.  (yia* 
Alb.  Quanto  è  vezzosa  mai  !  oh  qual  contento  ! 

Un  giubilo  soave  al  cor  mi  setito. 
Gior*\\  Padrone  per  certo 

Non  ha  ragione  ;  eppure 

Meco  è  sdegnato^  e  che?  dovevo  io'forsfr 

Lasciar  che  a  suo  talento 

Ei  regalasse  la  mia  sposa?  io 

Lisetta  rigettai  ,  io  feci  bene. 
Pas,  Hai  fatto  male  assai. 
i)i>r. Male,  male,  ni^^iissiniio^.  Ha  ragione*^ 

Il  Papà. 


Pas,  Non  si  tratta 

Cosi  con  la  figliuola  di  Pasquale. 
Dor,  No  5  no  ^  colla  sorella  di  Dorina 

Non  si  tratta  così. 
Gior,  Ma  come?  ed  io 

Dunque  dovrò  ? . . . 
Pas.  Tu  devi 

Sposar  la  mia  figliuola. 
Dor.  Tu  devi  mantener  la  tua  parola. 
G^o^.Ma  voi  ,  ma  voi  saprete  ^ 

Carissimo  Pasquale..  .  . 
Pas.So  tutto  5  e  so  che  nulla  \' è  di  male 

Almen  per  parte  di  Lisetta,  lo  vado 

Tosto  in  traccia  di  lei 

Per  ricondurla  a  te  :  qui  nacque  il  vostro 

Disgusto  ,  e  qui  egualmente 

La  pace  vo^  che  segua  certamente.  (^parte. 
Gior,Kh.  \  crederò  s'ella  mi  \ien  d' avanti. 
Dor.  S'  ella  ti  vien  davanti  ,  i  tuoi  deliri 

Si  cangeranno  in  pianti. 
G/or.Ch'io  pianga  ?  Piangerei 

Se  sposata  l'avessi;  in  mosca  bianca 

Saprò  trovar  chi  meglio 

Faccia  per  me...,  Ma  chi  vegg^io?  Lisetta! 
Lis.  Giorgio  5  qui  offesa  fui  :  qui  vo'  vendetta. 
GiorW  Padre  Pha  mandata 

A  far  meco  la  pace. 
Lis.  ,  Il  cittadino 

Veramente  ha  ragion,  se  dal  villano 

Cerca  per  quanto  può  di  star  lontano^ 


28 

10  certo  5  iacomiiiciando  d'  ora  ^  fuori 
Che  11  papà,  il  fratello,  e  la  sorella, 
Saprò  tutti  abborrir» 

Gior.  Veh!  che  favella! 

Non  è  villana  anch'essa? 
Anzi  delle  villane 

11  disonor  non  é  ? 

Lis.  Barbaro  ,  ingrato  , 

Impertinente ,  sciocco  ! 

Già  si  sa  che  il  villano  alcun  non  sente 

Rimorso  per  tradir. 
Gior,  Cresce  il  discorso  : 

Più  frenarmi  non  posso. 
Lis.  Egli  è  del  mondo 

L'ignominia,  il  malanno  ,  il  vitupero 
Gioi\  Tu  menti  ,  malandrina. 
Lis.  Io  dico  il  vero. 

Gior.  Ah  disgraziata  ! 
Lis.  Ajuto  !  ajuto  ! 

G/or.Eccoti,  o  Giorgio  i  soliti 

Frutti  del  ra^ìtrimonio. 

Per  primo,  a  sua  Eccellenza 

Il  moccolo  ho  portato  : 

Per  secondo  ,  uno  schiaffo  ella  m'  ha  dato. 

Per  ultimo  mi  aspetto, 

E  questo  più  d'ogni  altro  mi  è  molesto, 

Che  mi  faccia  fruttar  ben  ben  la  testa. 

Non  avrei  mai  creduto 

Vedendola  si  cara  ,  e  si  smorfiosa 

Che  avesse  in  capo  tanta  furberia  ! 

Ah!  che  il  fidarsi  a  Donna  è  gran  pazzia. 


'  Aprite  un  pò  quegV  occhi 
Uoraini  incauti ,  e  sciocchi  ; 
Guardate  queste  fendine  5 
Guardate  cosa  son. 
Queste,  che  d^  esser  miele 
Si  vantano  ,  e  son  fiele, 
E  per  cui  perdon  gli  uomini 
La  borsa ,  e  la  ragion  , 
Son  streghe  che  incantano. 
Per  farci  penar , 
Son  tigri  che  graffiano 
Per  farci  crepar  5 
Civette  che  allettano 
Per  trarci  le  piume. 
Demoni  che  fingono 
Per  farci  far  lume  3, 
Son  rose  spinose, 
Son  volpi  vezzose  5 
Son  orse  benigne. 
Colombe  maligne 
Maestre  d' inganni. 
Amiche  d"  affanni 
Che  fingono  e  mentono  : 
Amore  non  sentono  5 
Non  senton  pietà  ; 
Il  merto  noi  dico , 
Ognuno  lo  sa. 


3o 

SCENA   XI L 


Casalicchio  ,  e  Alberto. 

^/i.  Appunto,  Casalicchio,  hai  già  pensato 

A  quello  che  l'imposi  ? 
€as.  Ho  luttQ  preparato  ,  i  Cacciatori 

M'attendono  ad  un  cenno , 

Per  eseguire  il  nolo  concertato. 
Alb,  Questo  soltanto  io  bramo. 
Ctì55.  Non  si  tardi  9  Eccellenza  5  andiamo 
Alb.  Andiamo.  (  partono* 

SCENA  XIII. 

Camera  rustica. 

Lisetta ,  Pasquale  ,  e  Cecchino* 

Pas,  e  Col  Papà ,  col  tuo  Fratello 
Cec*        Tu  non  deyi  contrastare. 

Al  Baron  più  non  pensare  , 

E  allor  Giorgio  tuo  sarà. 
Lis.     Ma .  r .  . 
Pas,     Che  maf 
Lis.      Se  voi  sapeste. 
a  2      Cosa  abbiamo  da  sapere 
Lis.     (Giova  fingere,  e  lacere 

Quel  che  piace  poi  si  fà) 
a  2     Cosa  pensi? 


3i 

Lis,     Ho  risoluto  ; 

Farò  quel  che  Yoi  "volete. 
a  2      Dici  il  vero  ? 
Lis,      Noa  temete, 

Son  la  stessa  verità. 
Se  farai  quel  che  t'  ho  detto 
Molto  ben  ti  tornerà. 
Lis.      Ho  capito  5  andate  a  lettp 
Si  fratello,  si  P;<ppà. 

(^Pas.  e  Cec*  partono 
Convien  dunque,  che  le  Donne 
Fiiccian  sempre  a  modo  altrui? 
Nò  sposar  9  non  vuò  colui  , 
Nò  5  penar  non  vuò  cosi. 
Ma  si  spenga  ancor  il  lume  , 
Ognun  tace,  ognun  riposa 
Ah  !  Saria  pili  bella  cosa 
Se  il  Padrone  fosse  qui. 

SCENA  XIV. 

Alberto  y  e  Detta. 

Alh,     Psi ,  psi ,  psi. 

Lis.         Ma  questo  è  il  segno. 

Alò.       Psi,  psi,  psi. 

Lis,        Psi  9  psi  9  P»i* 

11  Barone  siete  voi? 
Jlb.        Lisetta  y  si  son  io. 
Lis.         Apro  tosto.  Alb.  Idolo  mio 

Vieni  ^  ah  vieni  a  questo  seno. 


32 

Lis.         Nò  Lisetta  non  ci  Viene. 
Alb.        Ma  tu  devi .. . 
Lis.  lo  ho  burlalo. 

jé.lb.         Ah  mia  cara  . .  . . 
Lis.         Vengo  lesta. 

Atb,        Ah  mio  b.  n  qual  gioja  è  questa 5 

Ah  mi  sento  giubilar. 
Lis.         Parto  si  5  ma  il  cor  si  arresta 

Ah  mi  sento  vacillar. 

SCENA  XV. 
Cortile. 

Giorgio ,  indi  Lisetta  5  e  Alberto* 

Gior.    Notte  alcuna  non  passai 
Più  terribile  di  questa 
E  nel  core  5  e  nella  testa 
Sempre  amor  mi  martellò. 
Vidi  in  sogno  la  Lisetta 
Col  Barone  fuggir  via .... 
Calda  ho  ancor  la  fantasia  , 
E  sugli  òcchi  ancora  io  fho. 
-^^/J.  Spunta  il  giorno  alfin  ,  ben  mio 

Per  pietà  non  indugiar. 
Lis.  O  Capanne  ,  o  Selve  ,  addio  5 

Più  fra  voi  non  voglio  star. 
Gior*    Sono  desto  ,  ò  sogno  è  il  mio  ? 

Il  Baron  ....  Lisetta  è  qua  : 
Gente  9  Amici ,  1  Traditori 
Qui  venite  ad  arrestar. 


33 

Lis*      Siam  scoperti. 
Alb*    Cacciatori , 

Mi  venite  ad  ajular, 

S  C  E  N  A  XVL 

Tutti  in  Scena  coniami^  Villani,  e  Cacciatoli  ec* 

Tutti    Qual  rumor,  che  si  fa.  Che  si  lenta? 

Cec.     La  dorella  , 

Pas.     La  Figlia. 

Car,  Lisetta! 

Gior.    Ei  tentò  di  rapirla. 

Cmo  Vendetta. 

jilb.  Sommissione. 

Cas»  Rispf^tto. 

a  3  Pietà- 

Tutti    Par  che  resti  ogni  mano  sospesa  , 

Par  che  l'ira  deponga  ogni  petfo. 

Ma  l'affanno,  il  timore,  e  il  sospetto 

Tuita  l'alma  occupando  mi  \à- 
Alh*     Ascoltatemi  ,  o  Vassalli 

Venir  meco  vuol  costei  ; 

La  sua  sorte  a"*  cenni  miei 

Voi  dov^  te  rispettar. 
Gior»    Ah  Li*»etta  malandrina. 

Ah  Padrone  dispietalo  , 

Son  tradito  ,  disperato 

E  la  motte  mi  vò  dar. 
Giorgio  senti  

B 


^34 

Coro  Ferma. 
Cas»  Pensa. 

Pas»     Giorgio  senti ,  non  partir. 

jdib.     Deh  lasciatelo  fuggir. 

Gior.     Dì  mia  man  vi  vò  scannar. 

(Fugge  eoa  Pas.  Cec,  ed  altri  i^illanu 
Lis.      Per  pietà  lo  raggiungete 
a  2      Si  :  si  andiamogli  d^appresso^ 

Egli  è  fuori  di  se  stesso 

E  poirebbesi  ammazzar. 
Alb.     S'  egli  è  fuori  di  se  stesso 

lo  non  so  che  cosa  far. 
a  1  Ah  da  piangere  mi  viene 
Alb*     State  allegri  ,  e  non  piangeté. 

Ah  signore  voi  ridete  ^ 

Perchè  duro  avete  il  cor. 

SCENA  ULTIMA. 

Giorgio  y  Pasquale  ,  Checchino  e  f^illani 
che  ritornano  e  detti, 

Pas. 

e  Cec,  Deh  Giorgio  mio,  raffrenati  > 
Gioì»    Per  cari  fa  lasciatemi 

Io  più  non  vogh'o  vivere  j 

Lasciatemi  morir. 
Alb.     Ogni  contrasto  è  inutile 

Lisetta  troppo  piace  mi  ^ 

E  meco  dee  venir. 


35 

a  2      Oh  Donne  ! 

Pas.  Oh  Padri  ! 

Gior.  Sposi. 

Cec.  Fratelli. 

Alh.  Padroni. 

Gas.  Maestri. 

Tutti   E  quali  angustie 

Vi  toccano  a  soffrir. 

Come  un  lupo  che  affammalo 

Chiotto  5  chiotto  al  gregge  va, 

L'  Agnelletla  semplicetta 

Va  inseguendo  qua  ,  e  là. 

Così  appunto  in  fretta  ,  in  fretta 

Il  Baron  lo  stesso  fa. 

'^is   ^  ^^^^  fionda  esposta  al  vento 

Agitato  il  cor  mi  sta. 

Ma  r  affetto  sia  nel  petto 

Svolazzando  in  qua  e  là  , 

E  quest'alma  nou  ha  calma 

Ed  in  sen  mancando  va. 
Aìh,     Vieni  meco.  Lis»  Ah  nò. 

Coro    Fermate  ?  Alb.  Cacciatori 

Coro    Che  bramate. 
Alh.     Che  si  scaccino  di  là. 
Coro    N<>slra  man  li  punirà. 
Alb,  Ah  Villani  leroerarj 

Cosi  voglio  5  vieni  qua. 
his.      Padre?  Sposo!  Amici  oh  Dio! 
Ah  di  me  che  mai  sarà. 


36 

Tutù    Ah  Sisrnore  :  deh  non  fate  . 

Co^o    Questa  è  troppo  crudeltà. 

Tutti    Oh  che  caso  stravagante 

Q  lal  evento  ,  qual  istante  , 

Vò  chi  brontoli,  chi  ra  or  mora, 

V  è  chi  critica  5  chi  strepita, 
è  chi  rosica  ,  chi  rur»ina  , 

V  è  chi  morsica  ,  chi  fulmina. 
F4  la  voce  tracotante  9 

Qual  tarn burro  iTmbom>bante 
Gran  sussurro  poi  farà. 


Fine  deUAito  Primo» 


37 


ATTO  IL 

SCENA  PRIMA. 
Camera  rustica ,  Tavolino  e  molte  Sedie. 
Giorgio^  Pasquale  ^  Cecchino  ^  ed  altri  Villani 

Gior.k\\\  che  la  Sposa  è  andata,  ed  or  \edrele 
Vecchio  senza  ragione  , 
Se  lurto  per  hontà  facea  il  Barone. 

Pa?.  Cosa  di  far  pensate  ? 

Cec.  Che  cosa  risolvete  ? 

Pa5.  Discorrere  dobbiamo '5 

Gior.QxxH  bisogna  risolvere.  Sedia rro.  (siedcno. 

Ragionare  ola  un  pò.  Si  deve  adesso 

Pensar  al  nostro  onore 
Cee.  Più  che  all'ooore^ 

Si  ha  da  pensar  io  dico 

Alla  riputazione. 
Pas*  E  in  questo  caso 

Si  ha  da  pensar  a  tutti  due. 
G/or. Pertanto 

Io  dico  che  alla  prima 

Diamo  fuoco  alla  Casa  del  Barone. 


38^ 

Pas*  Sì  5  ma  in  città  è  la  Casa , 
Accorrerà  la  genie, 
E  noi  ci  perderemo  inutilmente. 

Gzor.Certo  cliè  ....  ma  pian  piano 

Per  la  testa  mi  passa  un  bel  pensiero. 

Pas»  Sentifir^iolo. 

Cec.  S?  ntiamìo.  ) 

G/o/'.Attenti  bene 

Per  introdurmi  in  casa  senza  opposizione 
E  farmi  render  conio  della  Sposa 
Piglio  a  nuolo  un  Vestito  ,  e  un  Perruccone, 
E  come  un  Cavalier  nobile,  e  dotto  j 
Io  sarò  dal  Baron  tosto  introdotto. 

C^c.  Bravo  5  bravo 

Co/^o Bravissimo  , 

G/or  Obbligato.  (/alzano  tutti 

Seguitatemi  pure 
Ch  io  non  perdo  un  momento 
Oh!  questo  ben  si  chiama  aver  talento. 
Coro    CosU  cosi  va  bene 

Che  bel  pensier  ,  che  ingegno! 
Apprenderà  1  indegno 
*  L'onore  a  rispettar.  (yiano  tutti 


SCENA  II. 


39 


Galleria  in  casa  del  Barone,  con  specchio  da 
una  parte. 

Alberto  e  Casalicchio* 

Cas.  Eccellenza ,  Padron  ,  cfie  ha  £itto  mai 

La  cosa  è  clamorosa  ,  e  nel  Paese 

D"*  altro  non  si  favella. 
Alb.W  vero  •  ma  Lisetta  è  troppo  bella. 

(Miseria  umana)  in  differente  guisa 

Oprare  si  dovea  ,  come  le  dissi. 
Alb,(^\xA\o  eh' è  fallo,  è  fallo. 
Cas*  Ha  fallo  male. 
Alb.  Lo  confesso 

Fu  r  amor  che  mi  trasse  a  quesi'  eccesso. 
Cas»  Signor  si  pensi  almeno  ad  un  rimedio. 

Senta.  ... 
Alb*  Non  sento  5 

II  Padrone  son  io ,  voglio  così. 
CasAo  non  favello  più.  (miseria  umana;^ 
Alb.  Ecco  che  vien  Lisetta 

Osserva  quanto  è  cara! 

La  vedi  ! 
C^i5.  (Che  boccone 
Alb.  Sen  vien  tutta  abbigliata 

Quanto  è  vezzosa  mai. 

(Che  bel  boccone!) 
Alb*  Ritiriamoci  attenti  ad  osservarla. 


'4° 

Si  strano  cambiameiito  in  verità 

Le  deve  cagionar  gran  novità,    (si  ritirano 

S  C  E  N  A  III. 

Lhf  Ita  entra  con  tìmidi  zza  .  e     inoltra  offser- 
sbando  sempre  in  atto  di  ammirazione. 

Veh!  ...      come!..  »  dove  sono! 
In  qual  luogo  mi  trovo?  Ab  cosa  veggo 

(mirandosi  nello  specchio. 
Una  Signora  là  ;  meschina  me  ! 
Oh  questo  è  \\n  tradimento. 
Che  il  Barone  mi  ha  fatto  j 
Sarà  la  Baronessa 

Che  regna  in  questa  casa.  ^ 
Signora  perdonate    io  non  ho  colpa  9 
Ma  questa  non  mi  parla?  ^ 
Ha  tutto  il  gesìo  mio  ? 
Non  si  move  di  là,  dunque  son  io, 
Coraé  son  fatta  beila Oh  benedetta  ! 
Di  me  non  vi  è  1'  eguale.  ^ 
(Si  bacìa  nello  specchio» 
Eassf^mbro  una  Signora  tale,  e  quale 
Uh  che  gran  meraviglia 

C^a  alla  toeletta  e  suona  il  campanello^ 
Ah  !  un  sparito  folletto  * 
Che  sen  vola  per  l' aria- 

(  prende  il  soffietto  del  Ciprio* 
Che  paura  5  che  caldo  !  Io  sudo  freddo, 


Io  mi  sento  monr,  cosi  abbigliata 
Movermi  non  poss""  io.  Me  sventurata  ! 

10  non  reggo...  io  perdo  il  fiato. 
Troppo  stretto  è  questo  busto. 
Veramente  non  dà  gusto 

11  vestir  delia  Città. 
Questa  scarpa  è  troppo  stretta, 

Lungo  il  tacco  io  vado  zoppa, 

E  la  coda  già  m'intoppa  , 

E  cadere  già  mi  fà.  (^si  ritira. 

SCENA  IV. 

Alberto  5  Lisetta  ,  indi  Casalicchio* 

Alb.  Lisetta.  (  vedendola  venire» 

Lis.  Oh  !  mio  signor  .... 
Alb.  Cosi  vestila 

Quanto  più  bella  sei  ! 

Una  Venere  sembri  agli  occhi  miei. 
Lis.  Si,  ma  con  queste  scarpe 

Non  posso  camminar,  con  questo  busto 

Muovermi  non  poss'io. 
Alb.  K  ciò  t'avvezzerai,  beli' idol  mio. 
Lis.  (Se  mi  vedesse  Giorgio  in  questa  guisa 

Ah  !  che  piacer  saria  !  ) 
^/è.  Lisetta  ,  anima  mia,  quando  vedrai 

Tutte  le  mie  delizie ,  stupirai. 
Lis.  Si,  ma  signor,  dico  io  ...  . 

E  Giorgio  ,  e  il  sposalizio ,  e  il  padro  mio  ? 

B  2 


\ 


.  4^ 

Alb.Viii  caso  ornai  non  v'è^ 

Tu  dei  scoidarti,  o  di  quelli,  o  di  me» 
Lis.  Ohimè!  voi  mi  mettete  io  confusionie  , 

Comincio  a  palpitar  ,  e  ne  ho  ragione. 
Alb,  Cara  sta  pur  allegra  , 

Di-jcaccìa  OiQai  &ì  neri 

Fant^istici  p^  nsieri. 
Cas.  Signor  di  là  l^attende 

Un  p^^rsonaggio  grande  che  desia 

Coir  Eccellenza  vostra  favellare 
Aìh  ^oVi  sai  chi  sia! 
Cfz?.  Non  0Ò5  gli  è  lutto  in  gala» 
Alb*  Or  ben,  digli  che  aspetti  , 

Or  vengo  in  sala. 
Lis.  Signor,  così  vestita, 

M'incomoda  davvero. 
Alb.Yi  che  vorresti! 
Lis,  Alquanto  riposare. 
AIK  Si    mìa  vita  , 

Il  tuo  piacer,  il  mio  piacer  sarà. 
Lis.  Grazie ,  grazie  y  signor ,  della  bontà,  via* 

SCENA   V.  - 

Casalicchio  e  Alberto. 

Ca5.  Signor  ,  il  personaggio  è  nella  sala  jr 

E  flemma  più  non  ha. 
Alb.  Oae  seccatura  . 

Che  aspetti 9  o  se  ne  vada, 


Lisetta  sol  mi  preme  5 
Io  penso  solo  a  lei , 
E  se  dalle  mie  mani 
Uscisse^  io  morirei. 
Cas.  Di  che  teme  5  Eccellenza  ?  ^ 

Se  la  sposi. 
jélb.  Sposarla  !...., 

Si  5  si ,  la  sposerò. 
Cas.  Ma  un  sospetto  mi  viene. 
Alb.  Di  cbe? 

Cas.  Eccellenza 
Lisetta  e  Giorgio  sd  amano  aW  eccesso  ^ 
E  se  riflette  tanto  ,  e  non  fa  presto, 
Giorgio  si  mangia  1  frutti  : 
Mostra  Eccellenza  resta  a  denti  asciutti. 
Alb.  AÌV  eria,  dunque,  all' erta:  quel  villano 
Non  si  perda  di -vista  5  e  tu  frattanto 
Va  da  Lisetta  mia  , 
Dille  ,  che  in  brevi  istanti 
La  mia  sposa  sarà.  Se  alcun  s'oppone, 
Mi  vedrà  più  feroce  d^un  leone. 
Sé  og^nor  per  lei  quest'alma 
Soffri  le  sue  catene, 
Deve  alle  mie  gran  pene 
Dar  premio  il  Dio  d'amor. 
La  sua  vezzosa  inarnègine 

Fu  il  mio  più  caro  oggetto, 
Pfè  la  potria  mai  svellere 
Alcun  da  questo  car. 
^Sentisti  qiiel  eh'  io  dissi 


Or  digli ,  che  nel  caso  9 
Io  lo  farò  tremar , 
Se  appena  sol  pensasse 
Qo'J  core  a  me  involar. 
Furie  di  sdegno  arnritité 

Per  voi  già  il  cor  nel  petto ^ 

Con  rabbia  e  con  dispetto 

Mi  stanno  a  lacerar.  parte. 

S  G  E  N  A   V 1. 

Sala  in  Casa  del  Barone. 

Alberto^  indi  Giorgio  vestito  da  Barone 
annunziato  da  un  serico* 


j4lh.  Vediamo  chi  sarà  questo  signore. 
G/or.  S'inchina  innanzi  a  voi^  e  si  prosterna 

Il  bacon  Cardomomo  , 

Sap«-ndo  che  voi  siete  un  gran  bel  tomo» 
Alb.  (  Bellissi^ìo  principio  !  )  Cioccolata. 

(viene  un  servo, 
Gior.  Sedete  pur.  (  siedono^ 

Aib.  (  Che  asino  !  ) 
Gior\  Diciamo  ,  che  sediate. 
A!b.V^  son  molto  obbligato. 

(Il  Galateo  costui  non  ha  studiato.) 
Cior-  K  così  discorrendo  j  ma  a  proposito 

Non  ^Ien  la  cioccolata  f 

(Perder  noa  \ò  il  mio  dritto  baronale.^ 


45 

Alb.  Ehi  presto  cioccolata. 

(  Un  servo  porta  la  cioccolata. 
Gior,  Ehi  ,  li  biscotti. 

Aib.  Si,  li  biscoiti  ancor.  (Non  so  capire 

Con  questo  torno,  come  andrà  a  finire.) 
Gior.Ohr^  ...  E  così  discorrendo 

Sul  proposito  nostro  ; 

Mi  conoscete  voi  ? 
Alb,  Non  ho  tanta  fortuna. 
Gior.  Tanto  meglio  ! 

Or  vedete  ....  (Eccellente  cioccolata) 

Siccome  voi  sapete  che  si  stima 

Per  parte  mascolina 

L'  onore  più  della  riputazione. 

(  Buonissimi  biscotti  !  ) 

E  per  la  femminina 

Più  la  riputazione  che  P  onore  , 

Siamo  appunto  nel  caso  ,  o  mio  signore. 
Aìb,  Signor  ,  per  dirvi  il  vero 

Del  parlar  vostro  io  non  intendo  un  zero. 
Gior.  Studiato  non  avete ,  ed  è  per  questo  ^ 

Che  voi  non  mi  capite. 

Signore  ,  perdonate  , 

Spiegate  i  sensi  vostri  meglio  in  carta. 
Gior,  (Neppur  so  dov^  esiste  l'a^  bi ,  ci.) 

Io  non  mi  abbasso  a  scrivere 

Sappiate  ch'io.  .  ma  nò...  che  sì.  ..che  voi... 
^/i.  Signor  men  yò  ^  ci  rivedremo  poi.  (wVz. 


46 

SCENA   V II. 


Giorgio^  indi  Lisetta. 

G/or.  Se  il  barone  sapesse  chi  son  fo  , 

Non  sò  come  anderebbe  la  faccenda; 
Intanto  m'' approfitto 
A  fare  da  barone^  oh!  m'incontrassi 
Con  Lisetta!  Io  vorrei 
Yendicairni  un  taniin  de'  torli  miei. 
Lis.  (Ah!  senza  Giorgio  mio  pace  non  trovo; 
Lontan  da  lui  gran  dispiacere  io  provo.) 
(  Oh  un  signore?  ) 
Giof\  (  Oh  una  dama  !  ) 
Lis^  (  Chi  sarà  !  ) 
Gior*  (    hi  sarà  ! 
Lis,  (  Giorgio  !  ) 
Cior.  (  Lì  set  la  !  ) 

(  Fila  non  mi  conosce.  ) 
Lis,  (  Egli  non  mi  ravvisa.  ) 
G/or.  (Zitto,  zitto.  ) 
Lis,  (  Vò  farmi  delle  risa.  ) 
Gior.   Signora  mi  perdoni , 

Chi  è  lei  ?  come  si  chiama  ? 
Lis,      Mi  par  che  lei  canzoni , 

Non  vede  che  son  dama  ? 
Quest'aria  ...  il  portamento  j 
Il  braccio  ,  il  vestimento  ^ 
Basta  per  or  ,  cosi. 
Come  si  chiama  lei  f 
Mi  faccia  tant' onore. 


Gion   Non  vede  i  pregi  miei  ? 

10  sono  uii  gran  signore, 

11  viso  ...  lì  nobil  brio  .  .  .  • 
II  naso  •  .  .  il  parlar  mio  •  .  .  • 
Basta  per  or  cosi. 

Lis»      Signor  eccellentissimo» 

Gior*  Signora  eccellentissima. 

Lìs.      Son  serva  sua  umilissima. 

Gior.  Son  servo  suo  umilissimo. 

Lis.  inchino. 

Gior.  Mi  sprofondo. 

a  2.     Nò  ,  cbe  non  v'  è  nel  monda 
Sì  rara  nobiltà. 

Lis*      Quando  saprai  chi  sono  , 
Più  lieto  non  sarai  , 
Più  smorfie  non  farai, 
Nè  parlerai  cosi. 

Gior.  Tra  poco  lascia  fare  , 
Pettegola ,  fraschetta  , 
Farò  la  mia  vendetta  , 
Non  anderà  cosi. 
Lo  sò  che  sei  Lisetta  , 
Spergiura ,  maledetta  , 
Ingrata  ,  disgraziata  , 
Crudele  ed  infede  le  , 
Villana  ,  indegna  e  vana  , 
Superba,  capricciosa. 
Capace  d^  ogni  co^a  ! 
Deh  vanne,  vanne  al  diavolo, 
Io  non  ne  posso  più. 


48 

Lis»      Io  sò  cbe  Giorgio  sei 

D^'iriiqui  sensi  e  rei. 

Birbante,  petulante. 

Geloso  ed  orgoglioso  j 

Impertinente,  matto. 

Capace  d'  ogni  fallo  , 

Deh  vanne  ,  vanne  al  diavolo 

Io  non  ne  posso  più. 
Gior*       Cantar  vò  per  dispetto 

La  -  ra  -  la  -  ra  -  la  -  la. 
Lis»      LMstesso  a  far  mi  metto 

La  -  ra  -  la  -  ra  -  la  -  la. 
a  2.     La  bile  il  sen  mi  lacera  , 

Lo  sdegno  già  mi  soffoca  y 

Del  mìo  tormento  barbaro. 

Amor,  ci  hai  colpa  tu. 

Deh  vanne ,  vanne  al  diavolo , 

Io  non  ne  posso  più.  (viario 

SCENA  VIIL 

Dorina  ,  poi  Alberto. 

Dor,  Vò  in  traccia  di  Lisetta  e  non  la  trovo» 
Alb,  Qui  nella  sala  mia  una  villanella  ! 

Forse  di  me  richiede? 
Dor.  Eccellenza  .  •  •  Signore  !  .  .  • 
jilb.K  che  venisti?  - 
Z>or.  Per  ritrovar  Lisetta. 
Alb»  Ed  io  credea  che  fosti  qui  venuta 

Un  qualche  amante  a  ritrovar. 


49 

Dor.  Nò  certo , 

E  chi  potea  qui  ritrovare? 
j4lb.  Alberto. 

Dor»  Alberto  !  ma  non  slete 

Di  Lisetta     amante  ? 
yiìh.     amico  esser  vogl'io  f3i  tutte  quante. 
/?or. Credete  eh  io  non  v'abbia  già  capito. 

Voi  vorreste  di  tutte  e«iser  ma» ito. 
Alb.  Nò,  nò  (si  fioga  )  sappi  <hp  Lisetta 

Esser  non  vuol  mia  moglie , 

E  ch'io  bramo  una  donna  che  mi  piacciaì 

Onde  sposarla. 
Dor.  E  voi  ne  andate  in  traccia  ? 
Alb.  L'ho  trovata. 

Dor.Y*  dov'è?  \ 
Alb.  Mi  sta  presente. 

Doralo  vostra  moglie*!  Oh!  non  faremo  niente. 
Dolce  rosa  è  Tesser  bella, 

E  il  piacere  a  tanti  e  tanti  ; 

Ma  è  p'ù  dolce  il  far  gli  amanti 

Sospirar  e  ognor  languir. 
Se  con  tenera  fav*  Ila 

Senio  dìruii  :  per  te  moro  5 

Io  rispondo  ,  uno  tesoro , 

Mori  pur  se  vuoi  morir. 
Oh!  che  piacer,  che  giubilo 

L^aluui  dolor  mi  dà  5 

Sono  gli  amanti  miseri 

La  mia  felicità* 


5o 

SCENA  IX. 


Cecchino^  Pasquale^  poi  Lisetta  e  Giorgia^ 
indi  Alberto. 

CecChe  casa  senza  regola!  Nessuno 

Veglia  as;li  ingressi. 
Pa5.  Tutto  è  aperto. 
Cec.  Intanto 

Io  qui  m'aggirerò. 
,  Che  alla  fine  ogni  cosa  scoprirò. 
P£i5.  Sola  V  sola  io  vorrei 

Pria  la  figlia  trovar  ....  ma  ohi  s'  appressa? 
Cec,  Ritiriamci  qui  vien  la  Baronessa.  (5/  ritirano 
Lis.  Comineian  veramente  le  grandezze 

A  seccarmi  :  Ognun  mi  dice, 

Che  divenni  più  bella, 

Ognuno  a  me  s'inchina. 

Ognun  mi  seijve  attento , 

Eppur  questo  mio  cor  non  è  contento. 

Vorrei  vedermi  appresso 

Colui,  che  mi  promise 

Essere  mio  marito. 
G/or.Ecco ,  colui ,  che  fu  da  te  tradito. 
Lis.  inganni 

G/or.Ah  !  non  m' inganno» 
Lis.  Ah  !  Giorgio  ! 
(7ior.Ah!  indegna. 
Lis.  Ah!  caro! 
G/or.Ah  !  scellerata  ! 


5i 

Lis*  Ah  r  mio  ben. 
Gior.  Ah  !  mio  mal  ! 
Lis*  Placati 
GiorAo  voglio 

Vendicarmi  di  te 
Lis^  Chi  mai  da  questo 

Arrabbialo  mastino 

A  difender  mi  viene. 
Cec.  Ecco  Cecchino 

Ma  per  unirmi  a  Ini 

Nel  far  di  te  vendetta. 
Lis»  Anche  tu  contro  me?  se  mi  vedesse 

Il  mio  papà  si  afIlitiLa  ,  e  desolata. 
Pa5. Ecco  il  papa,  ma  per  puuirli  ingrata. 
Lis.  Oh  !  me  inf.  lice  !  io  trovo 

Tutti  contro  di  me  cangiati  i  cori , 

Io  non  resisto. 
P^i5.  Crepa. 
C^c.  Schiatta. 
G/or.Mori. 

Lis.      In  che  cosa  alfin  mancai? 
Pas.     Non  parlare  è  meglio  assai 
Lis.     Ma  che  feci  ,  meschinella  ! 
Gior*    Che  facesti  !  fiagattella 

Stavo  li  per  dirla  grossa. 
Lis.     Voi  che  io  mora  tneéchinella 

Di  dolore,  e  di  verigogna. 
Pas.     Ti  rifiuto  per  figliola  ^ 
Cec.     Ti  rinunzio  per  Sorella. 
Gior   Vò  sposare  la  CsM^lotta. 


52  ^  .  ■ 

Lis,      Il  Padrone  mi  ha  sedotta. 
Gior.    T'ha  sedotta?  peggio  ancor. 
Lìs.    Le  sgridate  ,  che  mi  fate 

Mi  riempion  di  terror. 
Alb.     Qual  fracasso  ,  qual  baldanza  ! 

In  mia  casa,  che  increanza! 

Lei  ^  signore  ,  vada  fuori , 

Come  c'  entra  ^  come  qua  ? 
Gior,    Son  Giorgio. 
Alb.     Sei  tu  Giorgio? 
Gìor,    Si  Signore. 

Alb,     Mori  indegno.  (  cava  la  Spada. 

Tutti    Ah  fermate  ,  non  tentate , 

Che  un  gran  fatto  nascerà. 
Alb.     Empii ,  indietro:  servi  olà. 
Coro    Eccellenza  siamo  qua. 
Alb,     Quei  Villani  discacciate. 
Lis»     Ah  !  s^  è  vero  ,  che  mi  amiate 

Nò,  non  tanta  crudeltà. 
Alb.     Ah!  mi  lascia  maledetta! 

Nò ,  per  te  non  vi  è  più  scampo  : 
Lis      Me  uccidete ,  io  v'  offro  il  petto 

E  per  lui  voglio  morir. 
Gior.    Son  qual  naviglio  all'  onde  , 

Che  del  vento  al  gran  fracasso 

Sale  in  alto ,  e  scende  al  basso  5 

E  dagli  urti  combattuto 

Ha  perduto  il  suo  senlier. 
Lis.      Son  perplessa  ,  e^d  agitata 

Più  non  trovo  in  me  la  calma 


53 

Titubante^  ho  in  seno  P  alma 

E  fra  tante^  ree  \icenjle 

Si  confonde  il  mio  pensier. 
Alb»     Sono  fuori  di  me  stesso, 

Vo  perdendo  i  sensi  miei. 

Per  colui  mi  veggo  oh  Dei  ! 

Fra  la  smania  ed  il  dispetto 

Agitalo  nel  pensier. 
Pas*  eCec.Confuso  e  disperato 

Oh  che  intrigo  maledetto! 

Nella  mente  ho  un  gran  sospetto 

Che  fra  tanti  affanni  e  tanti 

Mi  dà  molto  da  temer.  (viario. 

SCENA  X. 

Casalicchio, 

Prevedo  gran  disastro,  il  cor  mi  dice 
Che  nascerà  senz'altro 
Un  disordine  grande,  uno  scompiglio  , 
Che  si  saprà  da  ognuno. 
Ah!  Casalicchio,  che  diamine  hai  tu  fatto  f 
Metterli  in  questi  affari  5  in  questo  stato 
Chi  m' ha  acci  ecalo  mai  ! 
Mi  trovo  un  pò  confuso  ed  agitato. 
Se  Pasquale  sa  che  unito 

Son^  io  stesso  col  padrone  5 

Già  lo  vedo  col  bastone 

Che  m'ammazza  in  verità. 


54 

Casalicchio  bada  a  te  , 

Che  Fasquale  te  la  fa. 

Ma  pecunia  veniat  mihi , 

E  sarà  quel  che  sarà. 
Se  1*1  Barone  mai  sapesse 

Che  la  bor.«a  ho  già  castrato , 

Una  spada  nel  costato^ 

Non  mi  manca  in  verità» 
E  se-  Giorgia  poi  s^avvède 

Che  servii  per  mediatore  ^ 

Una  palla  dentro  al  core 

Non  mi  manca  in  verità.  (parte* 

S  C  E  N  A  XL 
Boschetto. 
Pasquale ,  ^  Cecchino. 

Pa$.  Non  v*è  tempo  da  perdere  ,  si  voli 

Alla  Città  ,  si  chieda 

Giustizia  al  Pot^^stà. 
Cec  Pronto  io  vi  sieguo  ,  carissimo  Papà. 
Pa5.  Comprar  con  Toro  le  seduzioni! 
Cec.  Strappar  dalle  onorate 

Sue  capanne  una  Figlia! 
Paj.  Sopraffar  con  la  forza 

Sposo,  Padre,  e  Fratello 
Cec,  Alla  Sorella 

Df^lla  rapila  amante 

Chiedere  amor  ! 


55 

Pas.  E  fin  contro  di  no? 

Metter  mano  nel  proprio  sito  palazzo 

Ad  un'arma  da  fuoco  ! 
C^ec. Che  dobbiamo  aspettar,  se  questo  è  poco  I 

parie 

S  C  E  N  A  XII. 

Giorgio  con  Fagotto  ,  degli  ahiti  da  B  a  roti  e 
indi  Lisetta  col  suo  Fagotto* 

Gior,  Non  so ,  come  Pasquale 

Voglia  i  suoi  torti  vendicar.  Frattanto 
Io  da  questo  palazzo 
Da  questi  odiosi  oggetti  vò  fuggire, 
Più  veder  non  vogl'io 
Lisetta  in  faccia.  A  terra  o  ridicola  veste 
Ti  lascio,  e  ti  detesto, 
E  co'  miei  piedi  adesso  li  calpesto.  getta 

il  Fagotto- 

Lis.  Io  ti  deposi  alfine 

Abito  malandrino.  A  me  pareva 
D'avere  sulla  testa,  e  sulle  spalle 
Un  immensa  montagna , 
E  mi  ricorda  ognora 

Quest^  ahi  taccio  le  mie  folli  brame,  {getta 

il  Fagotto 

Vanne  in  malora  alfin  vestaccia  infame,  via 


56 


SCENA  XIIL 


Dorina  e  Carlotta. 

Dor*  Che  ir? ai  sarà  !  Poe'  anai 

Il  Fratello  ,  il  Papà  qui  m' han  lasciala 

E  adesso  da  me  fugge  la  sorella 

Che  farò  qui  soletta  ,  io  meschinella. 
Car.  Md  Giorgio  dove  andò!  Che  veggo  mu 

L* abito  è  questo^  ch^legli  aveva  indosso. 
Dor,  È  questo ,  è  quello  5  che  Lisetta  avea. 
Car.  Che  fu  dì  loro  ? 
Dor»  lo  vidi  or  or,  Lisetta 

DI  qui  fuggir. 
Car.  Che  intendo  mai  ?  Fors^  ella 

Va  dietro  a  Giorgie ,  e  noi  cosi  solette 

Qui  cosa  far  dobbiamo  ? 

Corriam  Dorina,  dietro  a  lei. 
Dor.  Corriamo»  partono. 

S  C  E  N  A   U  L  T  I  M  A. 

Alberto  ,  Casalicchio  ,  Cecchino  ,  Pasquale  ,  indi 
Dorina^  Carlotta^  poi  Lisetta^  Giorgio  e  Coro* 

Alh.     Qual  tumulto  sento  mai  ! 

Qual  canaglia  là  vegg^  io 

Vò  vedere  il  fatto  mio 

Vò  lo  strepito  acchetar. 
Cas*     Ah  !  Eccellenza  , 

Che  disgrazia  !  quai  rumori  ! 


Son  venuii  ì  Creditori 

Tutto  il  vostro  a  sequestrar. 
Alb*     Me  ivifelice!  dove  mai 

Le  ricchezza*  vsono  andate  ? 

Ser.za  un  soldo',  senza  entrate 

Come  mai  porrò  campar. 
Cec.     Mio  signore  ,  la  G  ustizia 
e  Pas.      H.4  ascoltalo  i  nostri  pianU 

Sul  me  mento  a  lei  davanti 

Vi  dovei*^  presentar. 
^lb>     Traditori  ,  non  vi  credo. 
Cec^  e  Pas.  A  quest'  ordine  credete. 
Aib,     Ma  che  lessi  !  ah  son  perduto  ! 

Alme  ingrate  ,  mi  volete  5 

Mi  volete  rovinar. 
a  2.      Così  meglio  apprenderete 

Le  passioni  a  regolar. 
Dor.     Sventurata  !  chi  m^'s addila 
e  Can     La  Liscila  dov'è  andata: 

Disperala  ,  disperata 

E'  fuggita  via  di  qua. 
a  2.     Cos'intendo,  cos'intendo? 
Coro    Presto  andiam  la  .sciagurata 

A  cercar  di  qua  ,  e  di  là. 
a  2.    Arrestatevi,  fermate 

Giorgio  y  e  Lisa  vien  di  là. 
Lìs*      La  Lisetta  meschinella 

Col  suo  sposo  alfin  mirate  5 

Ah!  se  voi  le  perdonate  5 

Tutto  in  pace  tornerà. 


58 

Pas»     (Tace,  pace,  in  questo  punto 
e  Cec.     Comincia  suo  a  respirar.  J 
Alò.     Ecco  quello,  che  son  giunto 
^     Con  tant'  oro  a  comperar 
Senza  un  soldo. 
Zjìs.      Ecco  la  borsa. 
Dor\    Tale  ,  e  quale. 
Car,    Io  pur  l' istessa. 
a  3.     Da  noi  l'oro  è  disprezzato. 
Cas.     Ah  !  che  il  ciel  sia  ringraziato. 
^Ib,     Dalle  qua  falso  imposlore. 
Cas.     Ma  Signore.... 
^Ib.     Vanne  via, 

Cas.     Ma  vedete..  .  .  Ma  vedete.  .  . . 

Tutti.   La  sua  grand' ipocrisia 
Castigala  ancor  sarà. 

Alb.     Qual  rimorso!  qual  tormento! 
Il  mio  capo  sconsiglialo 
M'  ha  ridotto  in  questo  stato 
Kicoperto  di  roòsor. 

Tutti,  Siam  tranquilli ,  siam  contenti , 
Giunse  a  noi  la  bella  aurora  , 
L'  onestà  risplende  ognora  , 
ce  L'  oro  mai  non  compra  amor.  « 


Fine. 


A  G  M  E  T 

SOFT  DI  PERSIA 

AZIONE  MIMICA 
in  cinque  Atti 

COMPOSTA.  D  Dir.ETTA. 

DAL  SIGNOR  GIOVANNI  GALZERANI. 


\ 


6' 

ARGOMENTO. 

heybec-Can  Re  della  Transoxiana  ,  in^^a^ 
ghito  dalla  decantata  bellezza  di  Z  al  mira  ,  fi- 
glia di  Acmet  Sofì  di  Persia  5  quantunque  que- 
ste due  Nazioni  fossero  sempre  in  aspra  ,  e  con- 
tinua  guerra  p  pure  si  lusingò  di  ottenerla  col 
mezzo  di  una  pace  vantaggiosa  ed  onorevole  per 
la  parte  de^  Persiani.  Spedì  perciò  ambasciatori 
con  ricchi  doni  al  Sofì  ^  chiedendogli  la  figlia 
per  isposa^  ed  offerendogli  la  sua  amicizia.  Il  su- 
perbo carattere  di  Acmet ,  non  solo  mostrò  la 
piÌL  grande  indignazione  alla  proposta  ,  ma  trat- 
tando gli  ajnbasciatori  suddetti  con  tutto  il  di- 
sprezzo ^  ordinò  loro  di  subito  sgombrare  da  suoi 
stati  y  e  riportare  al  loro  Signore  y  che  degno 
non  lo  stimavi  a  neppure  delV  infima  fra  le  sue 
schiave  \  quindi  perche  uno  di  essi  mostrò  qual- 
che risentimento  alle  offese  fatte  al  suo  Re  , 
Acmet  gli  fece  tagliar  la  lingua  ^  ed  unito  agli 
altri  li  fece  scortare  dalla  sue  Guardie  sino  ai 
confini  del  suo  dominio.  Ad  atto  sì  inumano 
corrispose  la  piU  feroce  vendetta ,  ed  oltre  T eser- 
cito poderoso  di  Chejbec-Can  s*  unì  quasi  tutta 
la  Tartaria,  Kaslan  principe  Tartaro  nemico  ^ 


62 

Occuho  di  Chejhec  ^  si  arruolò  pure  con  le  sue 
forze  sotto  le  di  lui  bandiere ,  con  la  mira  al 
primo  favorendole  incontro  di  unirsi  ad  Acmet^ 
e  tanto  seppe  introdursi  nella  di  lui  amicizia^ 
che  Chejhec gli  affidala  i  di  lui  pia  importanti 
segreti.  Niente  sbigottito  V  animo  intrepido  del 
Sofì  incontrò  una  sanguinosissima  guerra  ,  nella 
quale  la  {littoria  si  dichiarò  pel  Re  della  Tran^ 
soxiana  ^  trovandosi  costretto  Acmet  a  chiudersi 
in  Hispahan  ^  intorno  a  cui  il  vincitore  piantò 
strettissimo  assedio. 

V  azione  teatrale  principia  dalV  assalto  e  resa 
di  detta  Città,  Le  vicende  che  formano  V  in- 
treccio ^  sono  i  tradimenti  del  Tartaro  Kaslan 
di  concerto  con  Acmet,  La  scoperta  del  tradi- 
tore  ^  allorché  credeasl  al  colmo  delle  sue  bra- 
me ,  e  la  giusta  di  lui  punizione  formano  lo 
scioglimento. 


Sopra  questo  semplice  tratto  della  Storia  de' 
Sofl  di  Persia  è  tessuta  la  presente  mimica  azio- 
ne. 11  Compositore  si  è  fatto  lecito  farvi  quelle 
aggiunte  e  variazioni .  che  ha  creduto  plausibili  , 
onde  ottenere  da  un  Pubblico  tanto  conoscitore, 
ed  indulgente  ,  quel  compatimento  che  è  l'unico 
compenso  a  cui  soltanto  aspira. 


ATT  ORL 

PERSIANI. 

AcMET  Sofi  di  Persia,  Padre  di 
Sig.  Gio\^anni  Galzerani. 

ZuLMiRA,  promessa  Sposa  di 
Signora  Giuseppa  Cortesi. 

OsMANO  Generale  delle  Armi  Persiane 
Sig'  Domenico  Giura» 
U  Imano. 
Sacerdoti. 

Primati  d'Hispahan. 
Donzelle  di  Zulmira. 
Soldati. 
Popolo. 

TARTARI. 

Cheybec-Can  Re  della  Transoxiana 

Sig.  Antonio  Cortesi. 
Kaslan  fìnto  amico  di  Gheybec-Caa 
Signor  Gaspare  Cenni. 
Primati  Tartari. 
Soldati. 

Guardie  del  Re. 


La  Sinfonìa  del  Ballo  e  varj  p^^zzì  di  Musica 
delle  Scene  più  interessami,  sono  stali  apposita- 
mente scritti  dal  sig.  Maestro  Giovanni  Ferliga. 


65 


ATTO    P  R  I  M  O. 

Gran  Padiglione  reale  nelle  trincee  Persiane  , 
dalle  cui  aperture  scorgesi  in  varie  eminenze 
V  accampa  mento  delVese^  cito  Tartaro.  La  scena 
è  ingombra  di  carri  roi^esciati  ^  aste  ,  ban- 
diere ,  ed  altri  attrezzi  militari  nel  massimo 
disordine  5  accennando  una  sanguinosa  bat- 
taglia» 

La  sinfonia  esprime  tutto  l'orrore  di  un'acca- 
nita zuffa  de^  due  esèrciti.  All'alzar  del  sipario, 
solo  ,  fuggitivo  Acmet  vede  la  sna  sconfìtta  ,  e 
non  reggendo  alla  vista  delT  orribile  scena,  snuda 
disperatamente  il  f^^rro  ,  e  va  per  uccidersi.  Ka- 
plan che  iìuprovvisamente  giunge  lo  arresta.  Sor- 
presa di  Acmet,  e  sua  gioja  nclF  udire  che  que- 
gli si  dichiara  suo  amico  ,  e  promette  di  vet>dì- 
cario.  Sono  interrotti  da  un  corpo  di  tartari  che 
arriva.  Kaslan  finge  con  essi  di  aver  egli  fa  ito 
prigioniero  il  Sufi,  e  seco  lo  coM'Juce  in  mezzo 
alle  guardie  suddette.  0<iesi  in  lontano  sempre 
strepitoso  fragor  d^r^rmi,  «  d  indi  a  poco  vien  po- 
polata la  scena  da  un  (jUrjdro  esprimente  la  com- 
pleta vittoria  de'  Tartari. 

Zuliuira  accompagnata  da  immenso  popolo  ,  e 
da  Primati  d'Hispahan,  che  portano  su  bacili  le 
fidavi  della  Città  j  e  la  Corona  Reale  5  si  presenta 


6& 

al  viaoitore  nell'atto  il  più  commovente,  pregan- 
dolo di  I i^panoiare  il  satigae  innucenie  dt;'  su^x 
coni-nladlni.  il  vivo  di  lei  doìoie  la  dipinge  pi^ 
bella  agi' orchi  dcdl' aiuanVe  Re  ^  il  quale  ordina 
che  cessino  tosto  le  suai^i  ,  indi  col  più  vivo  af- 
fetto la  solleva  ,  e  la  rassicura. 

Carico  di  catane  vieti  condotto  Acnaet  fra  le 
gaardii'.  Si  pre>eiì'a  cizH  a  Cbeybec-Crin  in  allo 
insalivante  e  uiiLiaccioso.  Fi^eme  di  rnbb'a  a  \ista 
delTa  figlia  che  da  se  discaccia  ,  allorché  la  vede 
correre  nelle  sue  braccia.  CheybL-c  can  ondina  ehe 
§!a  di.ciolto,  e  gli  siano  rese  h»  armi,  indi  sten- 
dendoci amichevolmente  le  braccia,  gli  offre  la 
pace  al  patto  di  concedergli  Znlmira  per  isposa. 
La  fìsjHa,  il  popolo  si  gettano  a  suoi  piedi  pe- 
gandolo  di  acconsentire  a  si  generosa  propo»3ta. 
Kaslan  nascostamente  gli  fa  cenno  di  accettarla, 
-j^er  cui  fingendo  d  arrendersi  al  ^^oto  comune,  ac- 
corda  il  patto.  Gioja  generale.  Rabbia  di  Osmanof^ 
a  cui  anticipatamente  avea  Acmet  promesso  la  fe- 
glia.  Cheybec-can  fa  sfilare  parte  delle  sue  trup- 
pe verso  la  Città,  parte  ne  fa  tornare  al  campa ^ 
e  preceduto  dalla  sua  guardia  ,  s'  avvia  egli  fme 
con  Zalmira  seguiti  dal  popolo  giubilante. 

Chiudesi  il  Padiglione. 

Ov\\yx\o  (arresta  Acmet.  Gli  rimprovera  la  tmi^  fede, 
ed  il  gi'irameaio  hilo  di  non  coaced*?^'  Zulmira  in 
spo^  ad  akri  ette  a  Im.  QuegK  però  lo  abbra-ccia,  gli 


lintiova  la  sua  promessa  ,  assicurandolo  che  fin- 
zione soltanlo  fu  la  condiscendenza  sua  ,  accer- 
tandolo che  a!  nuovo  sole  più  non  \edià  e^li  il 
suo  rivaiti  in  vita,  Kaslan  giongo  guardingo, esterna 
a  tutti  1  odio  ch^egli  uudrisce  verso  Cheybec  can, 
e  la  brama  di  unirsi  a  loro  perla  di'^truzione  del 
comune  nemico.  Lieti  luUi  lo  accolgono.  Egli 
chiede  a  tutti  se  sian  disposti  a  vendicarsi  ,  o  a 
perire  eoo  lui  ^  lo  che  vien  da  essi  con  trasporto 
giur.»to  sulla  testa  dtl  loro  Sovrano  ,  il  quale  af- 
f(' tt u osa ra ente  abhiacciaiidoli  parte  con  essi  verso 
la  Città. 

ATTO    SECO  N  D  O. 

rGahinetto  di  Zulmira.    In  prospetto  gran 
specchio  caperlo  da  ricche  carline. 

Una  schii^ra  di  Donzelle  sono  occupate  per 
abbigliare  Znlmira  :  al  di  lei  arrivo  vengono  al- 
zate le  «cortine  dello  «peccbio  ,  dinanzi  al  quale 
con  da  tnassima  pon?pa  è  adornata  per  la  pros- 
sima lìuziale  cerimonia.  Viene  annunziato  che  il 
di  lei  padre  brama  parlarle  da  solo  a  sola,^  pe^r 
cui  essa  licenzia  le  Donzelle.  Entra  Acinet ,  ed 
abbracciando  la  figlia  le  chiede  se  i]  di  lei  fi- 
gliale amore  corrisponda  <il  suo  ,  di  rio  reso  da 
essa  certo  ,  le  impone  di  giurarle  obbedienza  e 
fedeltà  ,  lo  che  dalla  medesima  vieae  ^\seguijo 
aoni^nza  sorpiitisa.  Alia  \:is;ta  M  .un  pugmle  che 


6Ì 

egli  le  pr^senfa,  ed  all'ordine  maspeltato  di  do- 
ver svenare  lo  sposo,  la  prossima  notte,  sente 
ella  gelarsi  il  sangue  ,  e  gettandosi  a"  piedi  del 
padre,  lo  scongiura  a  d^sistere  da  si  atroce  riso- 
luzione. Egli  sevtratnente  le  rammenta  il  gìura- 
meviio,  mei  ella  risolutain^^nte  protesta  di  morire 
p^'utiosto  che  commettere  tradimento  sì  nero.  Kab- 
bia  di  Acmet.  D/Jle  minacce  passa  al  furore,  ed 
impugujito  il  f:  rro  ,  va  per  ucciderla.  —  Kaslaa 
frettoloso  annuì>zia  T  arrivo  di  Chrybec-can.  Ac- 
met sì  ricompone  ,  indi  con  le  piìi  fiere  minacce 
impoae  ali  i  figlia  un  rigoroso  silenzio. 

Preceduto  da'  suoi  e  seguito  da  Primati  d'Hi- 
spalian,  entra  Cheybec-Can  per  condurre  la  sposa 
al  Tempio.  Osserva  con  sorpresa  il  di  lei  pallore, 
e  ne  chiede  la  c^g^one.  xAdduce  ella  per  iscusa 
che  i  passati  peritali  sono  ancor  troppo  impressi 
nella  sua  mente.  Cheybec-(]an  la  conforta  ,  accer- 
tandola che  nuUa  più  le  resta  a  temere,  e  che 
quel  giorno  è  sacro  sollrinto  alla  gioja  ed  alla  fe- 
licità ,  quindi  porgendole  amorosamente  la  mano, 
s'invia  con  essa  al  Tempio,  seguito  da  tutti. 

Kaslan  parla  destramente  all'orecchio  di  Ac- 
inet  ,  e  sieguono  la  turba  festiva. 

ATTO  TERZO. 

Magnifica  Moschea. 


Pomposa  marcia  precede  l'arrivo  degli  Sposi, 


^5 

compita  la  quale,  vlen  celebrata  dall' Imano  la 
solenne  cerimonia  secondo  il  rito  della  Nazione. 
Dinanzi  alPara  vien  confermata  la  pace  e  l'al- 
leanza fra  le  due  tanto  nemiche  popolazioni ,  indi 
fra  P  esultanza  ,  la  gioja  e  le  acclamazioni  del  po- 
polo 5  partono  lutti.  Acmei  con  alcuni  de'  suoi  si 
trattiene  ad  attendere  Kaslan  ,  che  gli  avea  iaipo- 
sro  di  fermarsi  colà.  Giunge  egh'  seguilo  da  un  suo 
fido  che  porta  seco  ascoso  un  involto.  —  Ordina 
egli  che  Acmet  tosto  deponga  le  sue  spoglie  ,  e 
si  vesta  con  quelle  da  lui  poitategli ,  lo  che  viene 
con  tutta  fretta  eseguito.  Tulti  appi^^udono  alla 
sagaeità  del  Tartaro  amico,  ma  temendo  pel  pe- 
riglio del  Sofìj  s'offrono  a  gara  per  compire  l'ar- 
dua impresa.  Acmet  impone  a  tutti  silenzio  ,  nulP 
altro  da  essi  bramando,  che  al  caso  d  uno  sco- 
primento sia  senz' alcun  riguardo  incendiata  la 
città.  I  sacerdoti  porgono  voli  al  Cielo ,  acciò  pro- 
pizio si  mostri  al  gran  cimento  del  loro  Signore, 
il  quale  dando  a  lutti  un  affettuoso  abbraccio  , 
parte  con  Kaslan. 


7^ 

ATTO  IV. 

Appartamenti  Reali  destinati  a  Ckefbec-  C  un  ,Da 
I    un  lato  alco'^a  0K>e  egli  dorme -y  dall'  altro  fa-- 

ga  di  camere  praticabili  ^  in  ima  delle  quali 

la  Guardia  Reale* 

(Una  lampada  nella  stanza  della  Guardia  dà  qualche  piccolo 
lume  a  questo  luogo.  ) 

Un  profondo  silenzio  regna  dapertutto.  Zulniira 
palpilaate  sorte  dall' arcova.  L' odio  paterno  verso 
il  sao  sposo  le  fjinno  dnbltareserapre  un  qualclie 
nuovo  attenuto  alla  di  lui  vita.  Ole  un  lieve  ru- 
more nelle  camere  conligue  ,  e  sbigottita  ©orre 
tosto  inosservata  a  vedere.  Cambiano  la  senti- 
nella. iS" accresce  il  suo  sospetto.,  e  si  nasconde. 
Dopo  fcreve  tempo  la  'Guardia  ss'  introduce  con  un 
pugnale  alla  mano  ,  fi  si  dirigge  verso  1' alcova  ^ 
a  tal  atto  essa  cbet^oiente  s'  avvicina  ,  e  nel  punto 
che  il  soldato  ,  alzata  la  cortina ,  va  per  vibrare 
il  colpo,  ella  si  slancia  rapidamente,  lo  disarma, 
e  grida.  Alla  voce,  al  rumore,  Cbeybec-Can  si  sve- 
glia ,  e  chiama  le  Guardie ,  che  tosto  entrano 
con  fiaccole  ed  armi.  Sorpresa  generale  alla  vista 
di  Acmet  sotto  le  spoglie  della  Guardia-  Znlmira 
sviene  in  braccio  alle  sue  donzelle,  che  soprag- 
giungono. Furie  di  Gheybec-Gan,  e  suoi  rimpro- 
veri al  suocero.  Costernazione  di  Kaslan  creden- 


dosi  scopertOi  Acriiet  nulla  si  seuol(?  da  un  osti- 
nato silen2ìio  alle  iateri ogazioni  taltegli  del  modo 
col  quale  siasi  sotto  qjuelle  spoglie  colà  intro- 
dotto.  Ch)eybec-Can  oidina  a  Kaslau,  creduto  sem- 
pre suo  fido,  che  sia  tosto  incatenalo  il  tradito- 
re ,  e  tradotto  nel  più  tetro  carcere ^  lo  che  viene 
eou'  unta  fretta  eseguito  ,  indi  corre  a  soccorrere 
la  fid^a  &ua  sposa.  Rinvenuta  essa  prega  fortemente 
p^d  padre.  E"  già  sul  punto  di  cedere  Cheybec- 
Cào  alte  di  lei  preghitre,  ma  altrove  con  vie  n  ri- 
volgersi atl'  annunzio  improvviso  che  la  Reg^^ia  va 
in  fiamme.  Egii  ftrettolosamente  raccona^anda  la 
spossa  a  suai  più  fidi ,  e  eoo  gì'  altri  tulli  coi:i;e 
aila  difesa. 

ATTO  V. 

Gmnd  e  piazza  cP HUpahan, 

Confusione  de"  Persiani  ^  e  terna  per  la  vita 
del  Sofi.  Giunge  egli  fra  le  Guardie  sotto  gl'or- 
dini di  Kaslan;  a  tal  vista  furibondi  i  Persiani 
le  assaliscono  3  e  liberano  il  loro  signore*.  Cresce 
sempre  la  sollevazio!>e  del  popolo  contro  i  Tar- 
tari. Cheybec-Cau  arriva  con  un  grosso  drappello. 
Al  suo  valore  tutto  cede.  Il  solo  Acmet  con  pochi 
de"  suoi  ,  fanno  gli  ultimi  sforzi  d'un  disperato 
coraggio.  Egli  intrepidamente  fa  fronte  al  torrente 
che  minaccia  di  opprimerlo  anzi  che  soggiogarlo. 
11  suo  ferro  non  regge  a  ripercossi  colpi ,  e  con 
esso  cadono  le  sue  speranze.  Già  una  sciabla  lui- 


72 

minante  sta  per  troncare  i  suoi  giorni ,  allorché 
giungendo  improvvisamente  Cheybec-Gan  arresta  il 
colpo  fatale,  e  per  frenare  Tira  de^  suoi  sol- 
dati se  gli  fa  scudo  egli  slesso.  Un  tale  eroismo, 
estatico  lo  rende. 

Tutta  è  dispersa  la  turba  de'  ribelli  ,  e  carico  di 
V  ferri  vien  condotto  Kaslan  dinanzi  al  Re ,  il  quale 
gli  dfìSiina  la  pena  condegna  a'  suoi  delitti,  accor- 
dan  lo  di  nuuvo  il  perdono  a'  Persiani  ,  e  pronif^t- 
tendo  ad  Acmet  di  tosto  sgombrare  da  suoi  Stati , 
end' egli  ne  re^sti  libero  padrone. 

Ad  atto  si  generoso  cede  1"  od'o  dì  lui,  e  si 
J)recipìta  nelle  braccia  del  genero  a  cui  giura  lutto 
P  affetto  iroppo  dovuto.  La  commovente  mossa 
del  Sofi  fa  che  ognuno  con  emulazione  lo  imiti , 
e  le  due  nemiche  Nazioni  si  giurano  eterna  pa- 
ce,  la  quale  viene  festeggiata  con  la  massima 
solennità. 


Pine. 


^1